domenica 9 ottobre 2011

La zuppa di cavolo

Se venite in Toscana, potranno chiamarla ribollita, minestra di pane, o in altri cento modi. Dalle mie parti si chiama zuppa di cavolo, perché si fa nella versione più pura (niente zucchini, patate o piselli, per capirsi).
Per me la zuppa di cavolo non è solo l'unica ricetta che la mia mamma sia capace di fare bene, è l'esempio di quanto conti la manodopera più degli ingredienti, è una cosa che porti in tavola dicendo: ecco, questa cosa l'ho fatta per dimostrarvi che vi voglio bene e sono contento di pranzare con voi.
Oggi, tra la cecìna di Monica per antipasto e la gara di bistecche tra i due macellai di Lari (il Ceccotti che sarà per sempre il mio preferito, e Davide, che a sentire Damiano poteva competere alla pari), abbiamo mangiato la zuppa di cavolo. Chi non c'era non sa cosa si è perso, chi c'era avrà pensato, come me, che il tempo corre quando si sta veramente bene.

PS: la zuppa di cavolo io la faccio così. Un abbondante soffritto di cipolla, carota e sedano in olio extravergine di oliva, nel quale si fa appassire il cavolo (l'ideale è il cavolo nero, un po' strinato dal freddo invernale, ma si può fare anche con il cavolo cappuccio o il cavolo verza in questa stagione) per un'ora abbondante. Parallelamente si lessano i fagioli (io ci metto solo sale, aglio e salvia). Poi si passano i fagioli con l'acqua di cottura (o si frullano con un frullatore a immersione, unica variante concessa dalla modernità), si butta il brodo di fagioli nel pentolone con il cavolo stufato nel soffritto e si cuoce tutto insieme per un'altra ora abbondante (più si cuoce, meglio è). Per dare un po' di colore ci si mette un po' di concentrato di pomodoro.
Si taglia a fette sottili il pane toscano (sciapo) posato, si inzuppa con il brodo e si lascia riposare per una mezz'ora. La morte sua sono un po' di olio a crudo e uno spicchio di cipolla cruda. I fiorentini la chiamano ribollita perché dopo avere inzuppato il pane con il brodo rimettono tutto sul fuoco e fanno ribollire il composto: per me è un'aberrazione, ma il risultato è comunque buono.

sabato 8 ottobre 2011

Contro natura?

Cos'è contro natura?
La mia professoressa di paleontologia mi spiegò che la natura di un uomo sarebbe di uccidere tutti gli uomini e fecondare (violentare) tutte le donne che trova sulla sua strada, per cui a me non piace comportarmi secondo natura. Forse è meglio comportarsi civilmente che naturalmente.
Comunque ammesso e non concesso che dobbiamo comportarci secondo natura, caro Monsignor Babini, molti animali hanno comportamenti omosessuali, quindi praticare l'omosessualità non è contro natura.

E comunque, anche ignorando tutto quanto sopra, cosa è più secondo natura secondo voi?
1) Innamorarsi di una persona del nostro stesso sesso, costruire un progetto di vita con lui/lei, volerlo/a sposare, magari adottare dei figli e crescerli.
2) Avere più di 70 anni, procurarsi erezioni artificiali, e fare sesso con bambine di meno di 18 anni.

venerdì 7 ottobre 2011

La pago io o la paghi te?

Siamo in tre gatti ad ascoltare l'on. Gatti a Capannoli e ci chiediamo chi pagherà la crisi.
Domenica, con Monica, s'è mangiato bene a Montepiano di Vernio, in un posto di cui non faccio il nome (Ca' del Setta). Su un divanetto faceva bella mostra di se "Libero".
Quando paghiamo il conto, chiedo la ricevuta fiscale. Il signore, gentilmente, prova a buttarla in corner: "bigliettino o ricevuta fiscale?". Mi spiego meglio: "ricevuta FISCALE, lo vogliamo aiutare o no questo Governo ad affrontare la crisi?"
Il signore apre un cassetto, prende il quadernino delle ricevute fiscali, ci leva le ragnatele e mi fa la ricevuta. Secondo voi avrà sentito il peso dell'aumento dell'IVA?
Certa gente potrà anche votare il Partito della Gnocca, ma la crisi non la pagherà mai.

Siamo alla fine. C'ho le prove.

Si sa, siamo in piena decadenza.
Ma stavolta il tramonto di B. è davvero vicino.
Le prove? Non sono Scajola (berlusconiano a sua insaputa?) e Pisanu che stanno per saltare giù dal Titanic, bensì il nuovo nome pensato per il PDL: Forza Gnocca.
Vedete, non sa più nemmeno promettere, oramai è solo un vecchio maiale, pensa solo a una cosa.
Il vero B. di un tempo, quello bravo a far sognare, avrebbe detto, come si dice da sempre in quel di Lari, faccio il partito della colomba, dove si mangia, si beve e si tr... .
Invece, no, solo una cosa gli è rimasta in testa.

Il numero uno

Come si comincia un blog nel 2011?
Inevitabilmente in medias res.
Però mi piace cominciare con il racconto che mi ha dedicato Stella per il mio compleanno dei 40 anni. Perché è molto bello, e perché mi piace pensare che resterò sempre così.


Samuele e la rivoluzione del ciliegio


Sono passati tanti anni da quando un piccolo idealista ribelle, per sfuggire all'autorità cieca e sorda di un adulto che non sentiva ragioni, trascorse una mezza giornata abbarbicato sui rami di un albero, il più alto e il più bello del nostro giardino. Era un ciliegio che, ogni anno, sapeva accogliere sui suoi rami noi bambini per le merende più dolci tra la fine di maggio e l'inizio di giugno. Quel giorno però quell'albero, senza firoi e senza frutti, fu qualcosa di più: fu il simbolo di un piccolo uomo che non aveva intenzione di piegarsi al comando di un grande finché non avesse ottenuto di poter dire la sua fino in fondo.
Allora i rami nudi del grande albero furono riparo e protezione per quel bambino che, da lassù, poteva anche rivolgersi ai grandi di sotto con maggiore forza.
E contro la rabbia del grande che gridava "scendi subito" il piccolo uomo replicava con ragionato coraggio: "nemmeno per sogno, altrimenti mi picchi; se mi vuoi, sali tu.." E così trascorse una mezza giornata, in trattative estenuanti che io seguii spostandomi da una finestra all'altra della casa, sperando che il piccolo uomo la spuntasse. Non mi ricordo davvero come andò a finire quel giorno. Di sicuro, però, tutti sapemmo, grandi e piccini, che le ragioni di Samuele non sarebbero mai state messe a tacere. E che la sua voce si sarebbe fatta sentire, sempre e comunque. 
E se oggi, che compie gli anni, non mi avesse chiesto in regalo lo stesso albero di allora, forse non mi sarei ricordata di quel piccolo idealista ribelle che per un giorno, a casa nostra, condusse da solo la "rivoluzione del ciliegio".